Sacrificio è una parola che per un genitore ricorre spesso ed a cui non ci si abituerà mai. Ma un genitore sa che un figlio ha bisogno di attenzione ed affetto .... ha bisogno di sostegno e presenza.
Il mio primo problema nell'essere un padre separato è stato proprio quello di non aver avuto la possibilità di dare costante sostegno e presenza a mio figlio. Perchè? Perchè mi è stata negata l'opportunità di farlo nel momento in cui dopo soli 9 mesi dalla separazione, avvenuta dopo un solo anno di convivenza con madre e figlio (il primo anno di vita del bimbo), la mia ex ha abbandonato la città in cui entrambi vivevamo per portare mio figlio a 800 Km di distanza.
C'è da dire che subito dopo la separazione si viveva in 2 case che distavano circa 50 metri l'una dall'altra, che entrambi si aveva un lavoro fisso e sicuro e che io cercavo in tutti i modi di frequentare mio figlio, nonostante le continue barriere postemi di fronte ("è troppo piccolo per stare da solo con te", "due ore di seguito sono troppe", "a stare lontano da me non è abituato", erano le risposte della madre). Ad ogni modo, dopo un po' di insistenza da parte mia, mi ha concesso "ben" un paio di visite alla settimana (di cui una di un'ora e mezza e l'altra di 4) e che solo in seguito alla decisione con effetto temporaneo del giudice in sede preliminare sono riuscito ad ottenere di stare con mio figlio ben 2 volte durante la settimana (per 2 ore consecutive) e per bene 8 ore il sabato o la domenica a settimane alterne. Ovviamente a meno di malattie o altro genere di motivazioni che non mi permettevano di frequentarlo adeguatamente. Peccato che dopo soli 2 giorni dalla sentenza, avvenuta a fine giugno, la madre si è trasferita per i successivi due mesi di vacanze a 800 Km. Era il primo segnale di allontanamento e disinteresse da parte della madre nel permettermi di avere un sano rapporto padre-figlio. In quell'estate ho fatto di tutto per capire come frequentare mio figlio, ma visto che non potevo spostarmi rapidamente per 800 Km in pochi istanti (ancora il teletrasporto non è stato inventato) le 2 visite alla settimana me le sono dovute scordare e men che meno le 8 ore durante il weekend. Rimaneva la settimana di vacanze che potevo passare con lui ma frequentandoci solo per 6 ore consecutive al giorno; nonostante questo poco tempo non mi sono tirato indietro ed ho trascorso quella stupenda settimana con mio figlio di 1 anno e mezzo a 800 Km di distanza, con il solo sostegno del nonno paterno che mi accompagnò nel viaggio. Altro non mi fu concesso!
Durante i mesi successivi l'impazienza nell'andare in giudizio era tantissima. Avevo chiesto l'affido congiunto (non esisteva ancora la 54/2006) su suggerimento dell'avvocato, sebbene il mio istinto mi avrebbe indirizzato verso l'esclusivo. Ma come mi ha detto l'avvocato stesso: "... è praticamente impossibile che concedano l'affido esclusivo al padre per un bambino così piccolo, anche se la madre dovesse dimostrarsi essere una poco di buono". A giudizio non sono mai andato, perchè il trasferimento definitivo di 800 Km è stato attuato in dicembre (dopo neanche 4 mesi dal rientro dalle ferie di lei) e ha comportato formalmente lo spostamento di competenza dal tribunale dei minori del Piemonte al tribunale dei minori del Lazio.
Dopo quel nuovo e atroce trauma, perdere mio figlio per la seconda volta e definitivamente lontano, ho cercato di riprendermi e sopravvivere. Ho comunque cercato, nonostante la distanza, di frequentare mio figlio al meglio delle mie possibilità economiche. Nei primi tempi anche la mia ex ha cercato di venire incontro alle difficoltà che stavo incontrando (oltre all'assegno di mantenimento ed al 50% delle spese extra dovevo sostenere il costo dei viaggi); per non parlare dello stress fisico e psicologico. Nonostante ciò sono riuscito, per mia volontà, a fare il padre anche in queste condizioni, ovvero ho cercato di non perdere il contatto con mio figlio, mantenendo un rapporto costante anche se tra una visita e l'altra potevano passare anche fino a due mesi. Ho fatto questi sacrifici sempre con la paura che la madre mi potesse negare la visita o trovare una scusa qualsiasi per non farci incontrare (dopo essermi però scaracollato 800 Km di viaggio). Per fortuna le mie paure non si sono concretizzate e sono sempre riuscito a vederlo!
Nonostante quanto mi stava accedendo in quel periodo sono riuscito a innamorarmi nuovamente e soprattutto a fidarmi di un'altra donna; in pratica, per poco più di due anni sono riuscito a reggere sia la situazione di padre a distanza sia a sostenere una nuova relazione affettiva; e dopo qualche anno ho persino coronato il sogno del matrimonio.
Purtroppo però, in seguito alla decisione di sposarmi e di intraprendere una nuova avventura familiare, la madre di mio figlio ha deciso che gli accordi tra di noi circa le modalità di visita e l'assegno di mantenimento che le corrispondevo non erano sufficienti; così mi ha nuovamente citato in giudizio per una nuova causa (nuova perchè il tribunale era diverso da quello di Torino). Perchè lo abbia fatto? Lei dice che è stato per garantire al figlio di potermi continuare a frequentare costantemente. Peccato che la sua richiesta davanti al giudice sia stata:
1. affido esclusivo per la madre (io ho chiesto il condiviso - 54/2006)
2. aumento da 377 euro a 600 euro di assegno di mantenimento per il figlio (alla fine concessi 450 + ISTAT)
3. frequentazione del bambino per un weekend ogni 2 settimane nella città in cui vive il figlio (800 Km dalla mia abitazione e per cui io avevo chiesto un weekend ogni 6 settimane)
4. 10 giorni consecutivi d'estate e una settimana a Natale ed una a Pasqua (io avevo chiesto almeno 15 giorni d'estate, poi concessi incredibilmente 20 dal giudice, e le settimane di Natale e Pasqua)
Il giudice, dopo mesi di istruttoria, mi autorizza a frequentare mio figlio almeno una volta al mese, mi autorizza a portarlo con me ma le spese di viaggio sono a mio carico.
Così come prima, ancora adesso dopo 7 anni, sto provando a massimizzare il tempo che trascorro con mio figlio: una volta al mese circa vado a 800 Km per stare insieme a lui in una camera di albergo o un residence o un agriturismo e durante le vacanze mi sobbarco un viaggio in treno di 1600 Km per andarlo a prendere e portare a Torino e un altro viaggio, sempre di 1600 Km, per riportalo a casa della madre e ritorno (24 ore circa a viaggio!!). Ma l'ho sempre fatto e lo farò ancora, anche se sarebbe più comodo per tutti che lui prendesse un aereo dall'aeroporto più vicino ed in poco più di un'ora sarebbe arrivato a destinazione: meno fatica per me ma soprattutto meno fatica per lui (10 ore di treno per un bambino sono molto lunghe, fidatevi).
Ora io e mia moglie siamo in attesa di un bambino. Annuncio alla mia ex che durante i due mesi in cui cade la data del parto non potrò essere presente per il primogenito e scatta il putiferio.
Discussioni su ogni genere di questione: la durata delle vacanze estive, la presenza durante i weekend, la paura che io "continui" a disinteressarmi di mio figlio perchè frequenterò più spesso il secondo, ecc... Inoltre c'è sempre in ballo la minaccia di una nuova causa (le sentenze per l'affido dei minori non sono mai definitive ma possono essere rimesse in discussione nel caso sopraggiungano giustificazioni al riguardo) e di richieste di risarcimento per mancate visite o adempimento ai doveri di genitore.
A questo punto mi domando: ma cosa aveva in testa lei quando ha deciso di andare a vivere a 800 Km di distanza? Non pensava che la quotidianità padre-figlio sarebbe venuta meno? O non gliene fregava nulla? Ed allora perchè gliene dovrebbe fregare ora? Forse per i soldi? Forse per il tempo libero che avrebbe in meno nel caso io non mi potessi permettere di trascorre un weekend ogni tanto con mio figlio?
Spero vivamente che si trovi un accordo, che si riesca a farlo venire a Torino ogni volta che le finanze me lo consentiranno (se usciamo dalla crisi economica vigente magari una volta al mese) in modo da poterlo frequentare con una periodicità sufficiente e poter stare con tutta la mia famiglia contemporaneamente; perchè dovrei scegliere di stare col mio primo figlio, non pagare ammende e lasciare moglie e secondo figlio, invece che stare tutti insieme? o perchè dovrei scegliere di non stare col primogenito e pagare delle ammende invece che i viaggi per farlo stare insieme a tutta la famiglia con periodicità ridotta se risultasse impossibile economicamente sostenerne le spese di viaggio? Un aereo con accompagnatrice, andata e ritorno, non costa meno di 300 euro e un weekend a 800Km costa tra i 250 e i 350 euro a seconda dell'alloggiamento.
Per non parlare del rapporto che sarebbe bello i due bambini potessero costruire nel tempo. Essere fratelli non è solo dettato dalla condivisione di parte dei geni umani, ma si crea con il tempo sulla base della frequentazione e degli affetti. Quanto sarà bello poterli vedere un giorno giocare insieme a pallone in mezzo ad un prato con me a far da allenatore?
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