giovedì 23 settembre 2010

Cosa non si fa per stare con i propri figli

Premetto, in riferimento alla notizia del 20 settembre 2010, la mia condanna ai gesti di questa natura ma nonostante ciò ritengo doveroso un appunto:
quando la nostra Magistratura si renderà conto che scelte inique nei confronti del padre possono far uscire fuori di testa anche persone all'apparenza normali, allora in quel momento e solo in quel momento si riuscirà ad avere un minimo di probabilità di ottenere il giusto riconoscimento di genitorialità anche per noi padri. Nonostante la 54/06 siamo sempre considerati dalle madri come dei "padri bancomat" e "padri a tempo"; solo quando riusciremo a sentirci dei padri veri, allora si sarà fatta giustizia.
Con il mio secondo figlio di appena due mesi mi sento completo: lo cambio, lo sfamo, lo lavo, lo vesto, lo tengo in braccio, gli dò continuamente il mio affetto, lo porto a fare la spesa e lo accompagno dai nonni. Questo è fare il padre!!!
Con il mio primo figlio riesco a vederlo, se va bene, un weekend al mese, in una stanza di albergo, lontano dal suo e dal mio habitat, sebbene nella sua città di residenza. Lontano da tutti gli affetti dei cari mi sento come fossi fuori dal mondo, dal mio mondo e dal suo, purtroppo. Siamo due pesci fuor d'acqua. Ma quando durante le festività, brevi o lunghe che siano, riesco a portarlo a casa, la mia casa, allora ci sentiamo appagati e la complicità inizia a farsi sentire. Sì, quella complicità che possono avere solo le persone che vivono insieme e si vogliono bene ... perchè stanno bene!
Allora, tornando alla notizia che ho riportato sopra, credo che sia un gesto umanamente inaccettabile da chiunque, ma io come padre separato ne ho compreso il motivo: la separazione forzata e inspiegabile dalle persone più importanti della nostra vita può portarci a provare quell'odio e quel rancore che porta a superare i propri limiti.
Ed allora chiedo ai magistrati di pensare a quell'uomo non come ad un pazzo al quale hanno tolto l'affido della figlia con giuste motivazioni, ma ad un uomo qualunque che ha provato la perdita della propria figlia, della luce dei suoi occhi. Se gli avessero concesso un affido più equo non avrebbe compiuto quel gesto!
Ed allora, in relazione alla mia storia personale, mi rivolgo a quel giudice che durante la mia ultima udienza mi disse che al giorno d'oggi tutti quanti viaggiamo per lavoro, e chiedo a lui di prendere un treno seduto su una poltrona alle 10 di sera del venerdì da Torino per arrivare a Latina alle 7/8 del mattino, stare tutto il weekend con il proprio figlio in un luogo estraneo e riprendere il treno da Latina a Roma alle 20.00 e da Roma a Torino alle 22.00 per arrivare alle 8 del lunedì alla stazione ed alle 10 essere già al lavoro; e contemporaneamente aver perduto del tempo irrecuperabile con il secondo figlio, non aver aiutato la moglie nelle faccende di casa e nelle commissioni, essere stato lontano dagli affetti ed aver privato il primogenito dell'abbraccio delle persone care (padre a parte ovviamente!!!).
Se questa è giustizia allora non posso fare altro che affidarmi a quella divina e non posso che comprendere l'orribile gesto compiuto da quell'uomo incompreso!

0 commenti: